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Ricostruzione dell’evento

Vaia, otto anni dopo: che cosa hanno misurato le stazioni vicentine

Fra il 27 e il 30 ottobre 2018 sulle Prealpi vicentine sono caduti più di 400 mm di pioggia e sull’Altopiano il vento ha superato i 160 km/h; in pianura è stata una perturbazione d’autunno intensa, ma non rara. Dove ha colpito la tempesta, quanto è stata rara rispetto agli archivi e che cosa ne è stato dei boschi.

Di AVMeteo · · evento del -

Un versante di bosco con decine di alberi abbattuti e tronchi spezzati rimasti in piedi, sotto un cielo nuvoloso
Alberi abbattuti da Vaia in Marcesina-Val Maron, sull’Altopiano dei Sette Comuni, il 26 gennaio 2019. Foto di Nordavind, da Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 4.0, ritagliata.

Il pomeriggio e la sera di lunedì 29 ottobre 2018 il vento della tempesta Vaia ha abbattuto interi versanti di abeti sull’Altopiano dei Sette Comuni. Nella pianura vicentina, negli stessi giorni, le stazioni hanno misurato una perturbazione d’autunno intensa, ma non rara. Otto anni dopo, gli archivi permettono di dire dove la tempesta ha colpito più forte, quanto è stata rara e che cosa ne è seguito per i boschi.

Che cosa è successo nell’atmosfera

Vaia è stata una depressione, cioè una vasta area di bassa pressione, nata sul Mediterraneo occidentale e risalita verso l’Italia settentrionale. Dal 27 al 30 ottobre forti venti meridionali, di scirocco, hanno spinto aria calda e carica di vapore contro le Prealpi e le Alpi. Salendo lungo i versanti l’aria si raffredda e il vapore si trasforma in pioggia: per questo l’acqua si è concentrata sui rilievi.

Un studio di ricercatori del Consiglio nazionale delle ricerche e dell’Università di Bologna ha ricostruito da dove veniva tutto quel vapore. Gran parte è arrivata dall’Atlantico tropicale, lungo uno stretto corridoio che attraversava l’Africa: è quello che i meteorologi chiamano fiume atmosferico. L’evaporazione dal Mediterraneo, secondo la stessa ricostruzione, ha avuto un ruolo secondario, soprattutto per la pioggia caduta sulle Alpi.

L’aria era mite per la stagione. Secondo la sintesi dell’evento dell’agenzia ambientale del Veneto, ARPAV, il limite della neve è rimasto quasi sempre fra i 2200 e i 2400 metri, o più in alto: anche sull’Altopiano è piovuto invece di nevicare. A Thiene la temperatura più alta del 29 ottobre, 18,1 °C, è stata misurata alle 20:10, di sera: un aumento che non viene dal sole, ma dall’aria più calda arrivata con i venti da sud.

La pioggia: abbondante in montagna, ordinaria in pianura

Le stazioni ARPAV fra le Prealpi e la pianura vicentina mostrano un territorio diviso in due. Sulle Prealpi occidentali in quattro giorni sono caduti 423,6 mm a Valli del Pasubio, in Val Leogra, e 337 mm a Recoaro Terme, in Valle dell’Agno; sull’Altopiano 236,8 mm all’aeroporto di Asiago. In ciascuna di queste stazioni solo due altri anni dell’archivio hanno avuto quattro giorni consecutivi più piovosi: il 2010 e il 2011 nelle due valli, il 2010 e il 2020 ad Asiago.

Nella sua sintesi ARPAV riporta, accanto a quelli del Bellunese, i valori più alti delle Prealpi vicentine occidentali: 431 mm al rifugio La Guardia (Recoaro Terme), 430,4 mm a Contrà Doppio (Posina), 426,6 mm a Castana (Arsiero). Il valore più alto della regione, 715,8 mm, è stato misurato a Soffranco, nel Bellunese.

In pianura la stessa perturbazione ha portato molta meno acqua: 117,6 mm a Bassano del Grappa, 100,6 a Malo, 94,4 a Breganze, 68,8 a Vicenza, 92,2 alla stazione di Thiene. Sono quantità importanti, ma frequenti: a Malo 21 degli altri 24 anni dell’archivio hanno avuto almeno una sequenza di quattro giorni più piovosa, a Breganze 21 su 25.

Vaia, 27-30 ottobre 201831 ottobre-2 novembre 20100100200300400500Valli del Pasubio602 m423,6435,4Recoaro Terme471 m337530,5Asiago, aeroporto1016 m236,8242,6Lusiana767 m145,6338,2Monte Summano597 m130,4264,4Bassano del Grappa127 m117,6259,2Malo98 m100,6223,6Breganze196 m94,4214,8Vicenza29 m68,8139,6
Millimetri di pioggia alle stazioni ARPAV: in ambra i quattro giorni di Vaia, in azzurro i tre giorni dell’alluvione del 2010. Le stazioni sono ordinate dalla più piovosa nel 2018.
Pioggia alle stazioni ARPAV fra le Prealpi e la pianura vicentina
Stazione27-30 ottobre 2018Anni con 4 giorni più piovosi31 ottobre-2 novembre 2010
Valli del Pasubio602 m423,6 mm2 su 24435,4 mm
Recoaro Terme471 m337 mm2 su 16530,5 mm
Asiago, aeroporto1016 m236,8 mm2 su 21242,6 mm
Lusiana767 m145,6 mm15 su 23338,2 mm
Monte Summano597 m130,4 mm10 su 14264,4 mm
Bassano del Grappa127 m117,6 mm11 su 18259,2 mm
Malo98 m100,6 mm21 su 24223,6 mm
Breganze196 m94,4 mm21 su 25214,8 mm
Vicenza29 m68,8 mm14 su 15139,6 mm

Dati giornalieri ARPAV. «Anni con 4 giorni più piovosi»: fra gli altri anni completi dell’archivio di ciascuna stazione, quanti hanno avuto quattro giorni consecutivi con più pioggia di Vaia. Gli archivi partono dal 2000, dal 2002 a Recoaro e dal 2009 a Vicenza.

Il vento: la tempesta stava in quota

I danni ai boschi li ha fatti il vento. Nel pomeriggio e nella sera del 29 ottobre la rete ARPAV ha misurato raffiche che non aveva mai registrato dalla sua attivazione, nel 1992: 192 km/h sul Monte Cesen, nelle Prealpi trevigiane, a 1552 metri, e 167 km/h sul Monte Verena, sull’Altopiano dei Sette Comuni, a 2002 metri. Sul Monte Cesen, fra le 18 e le 19, la velocità media del vento nell’arco dell’ora è stata di 120,6 km/h.

A Thiene la raffica più forte è stata di 49,9 km/h, alle 13:07 del 29 ottobre: un valore che la stazione raggiunge in media quasi nove giorni l’anno. A distinguere la giornata è stata la durata, non la forza dei colpi di vento: con 10,4 km/h di vento medio sulle ventiquattro ore, dal 2012 solo 11 giornate, su oltre 5000, hanno avuto un vento medio più alto.

I numeri di Thiene e quelli delle cime non si confrontano alla pari: cambiano l’altezza e la posizione degli strumenti, e una cima esposta riceve il vento senza ostacoli. Il confronto che vale è quello di ogni stazione con il proprio archivio.

Il confronto con l’alluvione del 2010

Otto anni prima, fra il 31 ottobre e il 2 novembre 2010, il Vicentino aveva ricevuto in tre giorni più pioggia di quella portata da Vaia in quattro, in tutte e nove le stazioni: in pianura più del doppio (223,6 mm a Malo, 139,6 a Vicenza), 530,5 mm a Recoaro Terme. Nel Vicentino Vaia ha colpito soprattutto le montagne, con il vento e con la pioggia; nel 2010 la pioggia ha investito anche la pianura.

I boschi dell’Altopiano, otto anni dopo

Secondo la relazione della Regione del Veneto su bostrico e schianti del febbraio 2022, Vaia ha abbattuto nella regione 20.544 ettari di bosco, il 4,9 per cento della superficie forestale veneta, con quasi 2,9 milioni di metri cubi di legname a terra. In provincia di Vicenza gli ettari sono stati 6532, quasi un terzo del totale: una superficie pari a un quadrato di 8 chilometri di lato, con circa 895.000 metri cubi di legname.

Agli alberi abbattuti è seguito un secondo danno. Il bostrico tipografo è un piccolo coleottero che vive sotto la corteccia dell’abete rosso. Come spiega l’entomologo Massimo Faccoli dell’Università di Padova, per due anni si è moltiplicato negli alberi abbattuti, fino a densità molto elevate, e poi ha attaccato i boschi rimasti in piedi. La Regione del Veneto parla della «più ampia infestazione da bostrico tipografo dell’abete rosso mai osservata sulle Alpi meridionali». Dal 2021, secondo il comunicato regionale del 10 settembre 2026, ha interessato in Veneto fra gli 11 e i 12 mila ettari di bosco, con le situazioni più critiche nel Bellunese e sull’Altopiano di Asiago e il picco fra il 2022 e il 2023.

Caldo e siccità hanno aiutato il bostrico. La Regione parla delle conseguenze di Vaia e della siccità che l’ha seguita; Faccoli ricorda le temperature elevate del 2022, che hanno indebolito le difese degli alberi. Sull’Altopiano quell’estate è stata anche fra le più asciutte dal 2000: fra giugno e agosto 264,6 mm all’aeroporto di Asiago, contro i 433,6 di un’estate nella norma, e soltanto il 2003 e il 2012 erano stati più secchi; a Lusiana 285,8 mm contro 374. Secondo la Regione, le condizioni del 2024 e del 2025 hanno permesso agli abeti di recuperare parte delle difese, e l’infestazione mostra segnali di rallentamento.

Intanto il bosco ricresce da solo, ma non ovunque allo stesso modo. Nel 2021 il monitoraggio nazionale delle aree colpite ha contato le piantine nate spontaneamente in 148 zone delle regioni colpite dove il vento aveva abbattuto il bosco: a 80 metri dal bosco rimasto in piedi erano quasi sei volte meno che sul suo margine, perché i semi dell’abete sono pesanti e cadono vicino alle piante che li producono.

Vaia e il clima che cambia: che cosa si può dire

Un singolo evento, per quanto intenso, non basta a dimostrare una tendenza. Per stabilire quanto il riscaldamento globale abbia pesato su una tempesta serve uno studio dedicato, detto di attribuzione; gli studi su Vaia citati qui ne ricostruiscono i meccanismi, non il peso del clima. Non avere questa misura, però, non significa che il clima non abbia avuto un ruolo.

Il quadro generale è documentato. Secondo la sintesi del Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (IPCC) del 2021, dagli anni Cinquanta le piogge intense sono diventate più frequenti e più intense sulla maggior parte delle terre emerse per cui esistono dati sufficienti, e il cambiamento climatico causato dall’uomo ne è probabilmente la causa principale.

Nelle stazioni della zona questo segnale non si vede ancora. In archivi lunghi da 15 a 26 anni, la sequenza di quattro giorni più piovosa di ogni anno non mostra una tendenza chiara, né in aumento né in diminuzione, in nessuna delle nove stazioni. Sono pochi anni per fenomeni rari come questi: il risultato dice che l’archivio locale è ancora troppo breve per vedere un cambiamento, non che il cambiamento manchi. Il segnale che qui regge riguarda le temperature massime, come mostra la pagina sul clima di Thiene.

Fonti e periodo dei dati

Contenuto informativo, non un bollettino ufficiale. I numeri si riferiscono alla data di pubblicazione e non si aggiornano.

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