Perché il radar indica pioggia ma al suolo non si registrano precipitazioni
La spiegazione è fisica: fra la quota osservata dal radar e il suolo c’è uno strato d’aria che, se abbastanza secco, può far evaporare la precipitazione prima dell’arrivo a terra.
Il fenomeno si osserva soprattutto d’estate, nelle ore più calde. La mappa radar mostra precipitazione sopra il territorio, ma al suolo non si registrano fenomeni. Non è un malfunzionamento del radar né un errore di posizione: quella pioggia esiste in quota, ma può evaporare prima di raggiungere il terreno.
Un chilometro d’aria fa la differenza
Il radar non osserva il suolo in modo diretto. Rileva una porzione di atmosfera che, a seconda della distanza dall’antenna, si trova fra qualche centinaio di metri e diversi chilometri di quota. Quello che rileva è pioggia in caduta a quella quota. Fra lì e il suolo c’è uno strato d’aria che la goccia deve attraversare, e se quell’aria è secca la goccia può evaporare lungo il percorso.
Il fenomeno si chiama virga. Da terra si riconosce a occhio: sotto la nuvola si vedono strisce grigie inclinate che sfumano nel nulla prima di raggiungere il suolo. Il raffreddamento prodotto dall’evaporazione contribuisce anche alle raffiche improvvise che a volte precedono un temporale: l’aria raffreddata diventa più densa e scende rapidamente.
Il numero che lo predice: la depressione del punto di rugiada
L’aria satura non può assorbire altro vapore, e una goccia che ci cade dentro arriva intera. L’aria secca, invece, la consuma. La misura di quanto un’aria sia lontana dalla saturazione è la depressione del punto di rugiada: la differenza fra la temperatura dell’aria e il punto di rugiada.
- Sotto i 3 °C di differenza l’aria è quasi satura: quello che il radar vede arriva quasi tutto.
- Fra 3 e 8 °C si perde una parte della pioggia debole; i rovesci intensi passano.
- Sopra gli 8-10 °C, tipico dei primi pomeriggi estivi dopo giorni asciutti, la pioggia debole non arriva quasi mai. Serve un nucleo davvero forte per bagnare l’asfalto, e comunque i primi minuti si perdono.
C’è un’asimmetria utile da conoscere: la prima pioggia di un episodio è quella che si perde più facilmente. Cadendo, umidifica lo strato sottostante; dopo dieci o venti minuti l’aria sotto la nuvola è più umida e le gocce successive hanno più probabilità di arrivare al suolo. È uno dei motivi per cui l’inizio della pioggia può risultare ritardato rispetto a quanto suggerisce il radar.
Le altre due ragioni, meno note
Il fascio passa sopra il fenomeno
Lontano dall’antenna il fascio radar è alto. Una pioggia debole che vive solo nei primi cinquecento metri d’atmosfera — le piogge orografiche di pendio ne sono l’esempio classico — può passare del tutto inosservata. Qui l’errore è opposto: al suolo piove ma il radar non lo mostra. Anche questo è un motivo per leggere con cautela la mappa nei settori più lontani.
La riflettività non è la pioggia
La conversione da dBZ a millimetri dipende dalla dimensione delle gocce, e alcune situazioni la mandano fuori strada in modo sistematico: la banda brillante allo scioglimento della neve, la grandine che riflette come una pioggia torrenziale, la pioggia orografica a goccia fine che riflette poco ma può produrre accumuli significativi. Il dettaglio è in come si legge un’immagine radar.
La regola che tiene: il pluviometro decide
Su questo sito il pluviometro resta il riferimento decisivo. La conseguenza pratica più visibile riguarda il diario degli eventi: un episodio visto solo dal radar non diventa mai una pagina. Senza almeno un pluviometro reale che confermi — la stazione di Thiene, una stazione ARPAV vicina o una della rete trentina a nord — resta un’ipotesi, non un evento confermato.
È una scelta prudente: qualche episodio reale, caduto dove non c’è nessuno strumento, può restare fuori dall’archivio. In compenso, ciò che viene registrato è supportato da una misura reale. Per un archivio che vuole restare affidabile, questo criterio è preferibile.
Implicazioni pratiche
Se la giornata è secca e sul radar compare un eco debole in avvicinamento, la probabilità che una parte della precipitazione evapori prima di arrivare al suolo è alta. Se invece l’aria è già umida, magari perché ha piovuto poche ore prima, lo stesso eco ha più probabilità di tradursi in pioggia reale.
La pagina pioggia in tempo reale per comune mostra, comune per comune, il radar e il pluviometro affiancati. Quando i due non coincidono, spesso la spiegazione sta proprio in questo fenomeno.