Il regime dei temporali estivi sull’Alto Vicentino
Fra la pianura vicentina e il crinale delle Piccole Dolomiti ci sono ottocento metri di dislivello in pochi chilometri. In estate questa differenza di quota influenza la formazione e lo spostamento dei temporali locali.
Le sequenze e le traiettorie descritte in questa guida sono scenari possibili nelle giornate favorevoli ai temporali. Non costituiscono una regola climatologica né una previsione per il singolo episodio.
La geografia che conta
L’Alto Vicentino si colloca in una fascia di transizione. A sud c’è la pianura veneta, piatta e umida; a nord, in pochi chilometri, il terreno sale fino ai mille metri dell’Altopiano di Asiago e ai duemila del Pasubio e del Carega. Fra i due mondi c’è la fascia pedemontana — Thiene, Schio, Valdagno, Marostica — dove le due masse d’aria si incontrano più facilmente.
In una giornata estiva con debole ventilazione generale, il riscaldamento dei versanti può attivare una brezza di valle e favorire la risalita di aria dalla pianura. Se umidità e instabilità sono sufficienti, il sollevamento può contribuire alla formazione di nubi sui rilievi.
Le ore
Nelle situazioni favorevoli è possibile osservare una sequenza come questa:
Mattina.
Cielo sereno o velato, foschia in pianura. Se già alle nove si vedono cumuli sul Pasubio, la probabilità di instabilità nel pomeriggio cresce.
Tarda mattina e primo pomeriggio.
Possono svilupparsi cumuli sui crinali e comparire echi radar deboli e isolati. Non tutti sono associati a precipitazioni al suolo (spiegazione).
Pomeriggio.
Se le condizioni restano favorevoli, alcuni nuclei possono intensificarsi sui rilievi e iniziare a spostarsi.
Tardo pomeriggio e sera.
Alcune celle possono spostarsi verso la pedemontana e la pianura. Intensità, traiettoria e raffiche variano da un episodio all’altro.
Notte.
Il raffreddamento serale tende a ridurre la convezione alimentata localmente, ma sistemi temporaleschi formati altrove possono comunque attraversare l’area.
Due provenienze possibili
Da sud-ovest, lungo la pedemontana
Con correnti da sud-ovest, nuclei formati sui Lessini o sulla valle dell’Agno possono spostarsi verso nord-est lungo la fascia pedemontana. Il percorso effettivo va verificato sul singolo episodio.
Da nord-ovest, scavalcando il Pasubio
Con correnti nord-occidentali, nuclei formati in Trentino o sull’Altopiano possono spostarsi verso la pianura. In alcune configurazioni possono intensificarsi avvicinandosi alla fascia pedemontana, ma intensità e traiettoria devono essere valutate durante l’evento.
La direzione di provenienza aiuta a descrivere il movimento osservato, ma non determina da sola intensità, durata o impatto del temporale.
Perché la pioggia cambia fra località vicine
Un nucleo temporalesco estivo può estendersi per pochi chilometri e durare fra trenta e novanta minuti. Due località distanti dieci chilometri possono quindi registrare precipitazioni molto diverse:
- Ogni pluviometro misura la pioggia nel punto in cui si trova. Il valore non descrive necessariamente i comuni vicini. Le misure locali e le stime radar sono consultabili nella pagina Pioggia.
- L’orografia modifica le precipitazioni. Un versante esposto al flusso umido può ricevere quantità diverse rispetto a un fondovalle vicino.
- Un singolo episodio può incidere sul totale mensile della pioggia. Accumuli, durata e località interessate sono riportati nel diario degli eventi.
Cosa guardare, il giorno stesso
- La differenza fra temperatura e punto di rugiada. Aria secca al suolo può favorire l’evaporazione di parte della precipitazione.
- Dove si sviluppano le prime nubi. La posizione iniziale è un dato utile, ma non consente da sola di prevedere quali località saranno coinvolte.
- La velocità di spostamento sul radar. Una permanenza più lunga su una stessa area può favorire accumuli maggiori, ma pioggia e raffiche dipendono anche dall’intensità e dall’evoluzione della cella.