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Guida

Il regime dei temporali estivi sull’Alto Vicentino

Fra la pianura vicentina e il crinale delle Piccole Dolomiti ci sono ottocento metri di dislivello in pochi chilometri. In estate questo gradiente influenza in modo diretto nascita, traiettoria e tempi dei temporali locali.

Le sequenze e le traiettorie descritte in questa guida sono scenari possibili nelle giornate favorevoli ai temporali. Non costituiscono una regola climatologica né una previsione per il singolo episodio.

La geografia che conta

L’Alto Vicentino si colloca in una fascia di transizione. A sud c’è la pianura veneta, piatta e umida; a nord, in pochi chilometri, il terreno sale fino ai mille metri dell’Altopiano di Asiago e ai duemila del Pasubio e del Carega. Fra i due mondi c’è la fascia pedemontana — Thiene, Schio, Valdagno, Marostica — dove le due masse d’aria si incontrano più facilmente.

In una giornata estiva con debole ventilazione generale, il riscaldamento dei versanti può attivare una brezza di valle e favorire la risalita di aria dalla pianura. Se umidità e instabilità sono sufficienti, il sollevamento può contribuire alla formazione di nubi sui rilievi.

Le ore

Nelle situazioni favorevoli è possibile osservare una sequenza come questa:

  1. Mattina.

    Cielo sereno o velato, foschia in pianura. Se già alle nove si vedono cumuli sul Pasubio, la probabilità di instabilità nel pomeriggio cresce.

  2. Tarda mattina e primo pomeriggio.

    Possono svilupparsi cumuli sui crinali e comparire echi radar deboli e isolati. Non tutti sono associati a precipitazioni al suolo (spiegazione).

  3. Pomeriggio.

    Se le condizioni restano favorevoli, alcuni nuclei possono intensificarsi sui rilievi e iniziare a spostarsi.

  4. Tardo pomeriggio e sera.

    Alcune celle possono spostarsi verso la pedemontana e la pianura. Intensità, traiettoria e raffiche variano da un episodio all’altro.

  5. Notte.

    Il raffreddamento serale tende a ridurre la convezione alimentata localmente, ma sistemi temporaleschi formati altrove possono comunque attraversare l’area.

Due provenienze possibili

Da sud-ovest, lungo la pedemontana

Con correnti da sud-ovest, nuclei formati sui Lessini o sulla valle dell’Agno possono spostarsi verso nord-est lungo la fascia pedemontana. Il percorso effettivo va verificato sul singolo episodio.

Da nord-ovest, scavalcando il Pasubio

Con correnti nord-occidentali, nuclei formati in Trentino o sull’Altopiano possono spostarsi verso la pianura. In alcune configurazioni possono intensificarsi avvicinandosi alla fascia pedemontana, ma intensità e traiettoria devono essere valutate durante l’evento.

La direzione di provenienza aiuta a descrivere il movimento osservato, ma non determina da sola intensità, durata o impatto del temporale.

Perché la stessa cella fa cose diverse a dieci chilometri

Un temporale estivo ha un nucleo di pochi chilometri di lato e vive fra i trenta e i novanta minuti. A queste scale, dieci chilometri sono tantissimo. Da qui derivano tre conseguenze pratiche:

  • Il pluviometro di un comune non parla per quello accanto. È la ragione per cui questo sito segue ogni comune separatamente invece di dare un unico numero per “Alto Vicentino”.
  • L’orografia modifica le precipitazioni. Un versante esposto al flusso umido può ricevere quantità diverse rispetto a un fondovalle vicino.
  • I singoli episodi possono contribuire in modo rilevante. Per questo, oltre ai riepiloghi mensili, AVMeteo conserva nel diario degli eventi.

Cosa guardare, il giorno stesso

  • La differenza fra temperatura e punto di rugiada. Aria secca al suolo può favorire l’evaporazione di parte della precipitazione.
  • Dove si sviluppano le prime nubi. La posizione iniziale è un dato utile, ma non consente da sola di prevedere quali località saranno coinvolte.
  • La velocità di spostamento sul radar. Una permanenza più lunga su una stessa area può favorire accumuli maggiori, ma pioggia e raffiche dipendono anche dall’intensità e dall’evoluzione della cella.